Già da tempo il mio compagno ed io abbiamo scelto "sentieri poco battuti", non per una sorta di snobismo, ma naturalmente, ovvero seguendo le nostre tendenze. Quelle nostre, non quelle indotte.
E' come mangiare delle ciliegie: una tira l'altra.
Fin dall'inizio abbiamo abolito il televisore, elettrodomestico pressochè inutile e dannoso. Ci annoia, ci disturba. Al punto che più e più volte ci siamo sorpresi di quanto siamo diventati sensibili a quello che esce dalla "scatola parlante". Andando in case in cui le persone più svariate sono abituate a tenere il televisore acceso in una sorta di perenne ninna nanna anestetica la nostra attenzione alle persone decade, continuamente disturbata dal flusso di immagini e chiacchere che proviene dalla scatola. Ma come fanno gli altri a non sentirsi male? A non capire il potere disturbante? Come si fa a interagire, parlare, comunicare o semplicemente concentrarsi su ciò che si sta facendo se si viene bombardati da parole e immagini? Io, poi, divento letteralmente isterica dopo poco che sono in un ambiente del genere.
Il capitolo cibo, poi, meriterebbe una trattazione a parte, ma volendo oggi solo fare una ipotetica lista, mi fermerò semplicemente a descrivere come mangiamo, che, di conseguenza, influisce sul cosa mangiamo.
Mangiamo scegliendo ciò che non ha subito processi/distorsioni/interventi umani non necessari. In soldoni si potrebbe riassumere nel fatto che mangiamo Bio, ma vorrei chiarire che non siamo dei radical chic dell'ultima ora. Anzi, fortemente influenzati da uomini del calibro di Masanobu Fukuoka, pensiamo che mangiare i prodotti naturali della terra come naturalmente e spontaneamente la terra ci dona sia quasi una asserzione elementare. E, come lo stesso Fukuoka ci insegna, ci stupiamo costantemente che prodotti stagionali e coltivati in modo naturale costino di solito il triplo delle aberrazioni che troviamo quotidianamente nei nostri supermercati, frutto di una serie di interventi chimici di per se inutili e dannosi. E proprio per questo ci siamo dati da fare per non cadere nel marketing inverso. Ovvero nel dover spendere soldi in più per cercare prodotti che in pratica contengono meno (sostanze dannose, pesticidi, multinazionali all'opera). E, quindi, grazie al fato e alla capacità di mettersi in cerca, non compriamo in negozi bio verdure vendute al carato, ma facciamo parte di un gruppo di aquisto solidale (GAS) e prendiamo dai produttori locali a meno del prezzo di un supermercato.
Da qualche mese, poi, non mangiamo carne e latte. Altro argomento che meriterebbe e, forse, avrà, una trattazione a parte. Sempre stringatamente, questa scelta è frutto di compassione, nel puro senso etimologico di "soffrire con". Non riesco a mangiare un animale che ha sofferto ed è morto allo scopo di nutrirmi. Non posso. E non bevo del liquido che è stato prodotto dalla mucca per nutrire il suo cucciolo. Il latte di mucca serve alle mucche. E l'essere umano adulto non ha bisogno di latte, suo o di altri. L'essere umano è quel folle che pensa che, diventato adulto, abbia ancora bisogno di un nutrimento che nei mammiferi sta lì apposta per sostenerli nella loro fase di crescita.
Infine il pane, quello vero, ce lo facciamo da soli, con la nostra pasta madre nata ai primi del '900, che, insieme agli innegabili vantaggi, racchiude in se anche un che di poetico...
Per lavarci e lavare usiamo solo prodotti compatibili con l'ambiente, che non siano frutto di torture ai danni di altri essere viventi e, il più delle volte autoprodotti. E anche qui, evitiamo tutto ciò che è marketing inverso (crema per questo, prodotto per quello etc etc) considerando moltissimo la saggezza antica. Per cui oli, burro di karitè et similia non hanno bisogno di essere iperlavorati per essere efficaci. Lo sono e basta e non paghiamo inutili e talvolta dannosi "orpelli moderni" .
Siamo, anche, dei pessimi clienti per medici. In quanto, grazie soprattutto al mio saggio compagno, cerchiamo nei rimedi naturali fitoterapici ciò che ci serve. Le nostre amiche piante, amiche in mille modi diversi.
Visti così possiamo sembrare costantemente affaccendati alla ricerca di prodotti e beni, ed, invece, siamo assolutamente meno persi dietro al marketing, facciamo scorte di prodotti stagionali, raramente mettiamo piede in un supermercato (che a me provoca molto spesso un senso di nausea) e cerchiamo di "pensare"e non di subire.
Insomma, dei sociopatici disadattati se confrontati alla normalità vigente. Ma va bene così, forse perchè, in fondo, di essere normali proprio non ci riesce. E non in una sorta di ribellione adolescenziale postuma del dover fare l'esatto contrario di quello che ci si chiede. E' che proprio non capiamo la ragione e l'utilità di ciò che ci si richiede per essere "performanti" e adeguati in questo mondo moderno. Il valore dell'esperienza, del confronto, dell'empatia questa modernità non lo vende, e, anzi, tende a sopprimerlo.
Siamo, in fondo, degli allegri sociopatici resistenti, surfisti della civiltà moderna, pronti a grandi equilibrismi quando arriva l'onda della normalità.

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